PRODUCT DESIGNER

Gianmaria Aprile

SENTIMENTI INATTESI

Gianmaria Aprile incide e stampa rigorosamente a mano nel suo laboratorio nascosto in un paese della provincia di Varese. Tutte le stampe hanno una tiratura limitata perché il soggetto si deteriora dopo ogni passaggio, fino a sgretolarsi completamente. Stampa le foglie per renderle immortali, eterne, fissandole su carta. La sua tecnica di stampa è un mix tra incisione e monotipia.

Da dove nasce la sua ispirazione?
Me lo sono chiesto diverse volte e l’unica risposta che mi sono dato è stata osservando le pareti della casa dove sono cresciuto che sono ricche di quadri e stampe; una sorta di imprinting indiretto. Naturalmente penso che tutto il vissuto sia uno stimolo che si riversa nel proprio lavoro: le persone vicine e lontane, i propri fantasmi, la musica, i libri che si leggono, quello che si osserva e come lo si osserva. La scelta dei soggetti è sicuramente legata al mio piacere nel girovagare per campi e per boschi e per le sorprese e le scoperte che ho ricevuto nei primi tentativi di stampare le foglie e di incidere il legno. Sorprese che ho definito come Sentimenti Inattesi.

Quali ispirazioni ti guidano? Esiste un territorio ancora inesplorato a cui vorresti avvicinarti?
La ricerca della bellezza, naturalmente considerando quella che è la mia personale visione di bellezza e poi  la curiosità di scoprire cosa si nasconde scavando e sperimentando in ogni stampa. Cerco di avere pazienza e di dedicare tempo - spesso anche solo mentale - per elaborare le idee e per modellare le intuizioni. Sono anni che stampo foglie e non mi sono ancora stancato perché ogni volta trovo una piccola porta che si apre su un mondo ancora da me inesplorato.

Quale musica accompagna il tuo lavoro?
Ascolto sempre molta musica. Quando stampo la scelta ricade spesso nell’elettronica minimale/ambient o nel jazz o nel free jazz crudo, nudo, viscerale, molte volte “in solo”. Due mondi molto distanti come sonorità, ma in entrambi i casi, trovo stimoli e spunti da trasporre nel mio lavoro. Potrei affermare che senza musica non ci sarebbero le mie stampe (John
Coltrane, Eric Dolphy, Charles Mingus, Abe Kaoru, Jan Jelinek, Oren Ambarchi, Masayoshi Fujita, Lucretia Dalt, Porya Hatami)

3 aggettivi per descrivere il tuo stile.
Anziché utilizzare degli aggettivi, potrei descrivere le mie stampe dicendo che quello che cerco è di rendere immortali e senza tempo i soggetti, donando loro una nuova dimensione.

Qual'è oggi il compito di un'artista?
Non riuscendo a definire quello che per me è “un’artista” -sarebbe un lungo e
articolato discorso-è ancora più difficile pensare ad un suo ruolo, ma potrei
fare affidamento su una frase letta in un graphic novel di Brecht Evens (Gli
amatori) : “il compito dell’artista è spostare sempre più lontano i confini
della propria percezione...e tradurre ciò che ha osservato nel modo più chiaro
possibile”.

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